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Predatori d'Italia

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NB: Nel articolo sono presenti immagini tratte da varie fonti di letteratura scientifica e dal web. Tutte le immagini sono state rielaborate sia manualmente che attraverso programmi di software. Guido Zaccardini non realizza alcun utile dall'utilizzo delle immagini, effettuato unicamente a fini didattici. Di ogni immagine è citata la fonte di provenienza e, quando possibile, l'autore. Preghiamo vivamente chiunque si senta leso dall'involontaria pubblicazione di propri lavori di segnalare l'inadempienza. Provvederò immediatamente a ritirare l'immagine. Guido Zaccardini è disponibile ad ogni forma di collaborazione con enti pubblici e privati, nonché con persone singole od associate che intendano collaborare alla crescita di questo sito.


 

Trota di fiume o fario (Salmo trutta)

Regno: Animalia
Phylum: Chordata
Classe: Actinopterygii
Ordine: Salmoniformes
Famiglia: Salmonidae
Genere: Salmo
Specie: S. trutta
Sottospecie: S. t. fario
Nomenclatura trinomiale
Salmo trutta fario


Habitat

Vive nelle acque fresche di montagna che non superino i 18°C; diversamente potrebbe soffrire. Si può trovare fino ai 2.500 metri. Di giorno rimane nascosta all’ombra delle sponde, nelle cavità, nelle fessure delle rocce, con il capo controcorrente, per guizzare pronta , in avanti, soltanto quando le passa davanti una preda. Si nutre di insetti, vermi, girini, pesciolini e non risparmia nemmeno quelli della sua stirpe.


Caratteristiche

La trota fario può arrivare ad una lunghezza di oltre 50 cm. La colorazione dell’epidermide può assumere una tonalità diversa a seconda dell’ambiente. Di solito il dorso è grigio-verdastro, lateralmente è più chiaro, ventralmente è biancastro con sfumature gialle o rosse. La schiena e i fianchi sono punteggiati di rosso, arancione, nero e grigio e possono variare di colore anche a seconda dell’alimentazione. Le pinne pettorali, ventrali e anale sono arancione, quella dorsale e la pinna adiposa sono grigie e punteggiate di rosso. Il corpo è massiccio con una testa breve e bocca grande.


Riproduzione
Nel periodo del corteggiamento, che corrisponde ai mesi invernali, le femmine, accompagnate da molti maschi, migrano verso le acque meno profonde, in prossimità dei banchi di ghiaia. Qui, a ridosso delle pietre, la femmina costruisce una buca nella quale depone migliaia di uova e alza un piccolo argine di ghiaia a protezione del suo "nido". Il maschio feconda le uova che rimangono fluttuanti fra ghiaia e pietrisco. Dopo 10-16 settimane avviene la schiusa. I piccoli si distinguono per avere i fianchi ornati di 8-10 bande trasversali.


 

Trota iridea (Oncorhynchus mykiss)

Regno: Animalia
Phylum: Chordata
Classe: Actinopterygii
Ordine: Salmoniformes
Famiglia: Salmonidae
Sottofamiglia: Salmoninae
Genere: Oncorhynchus
Specie: O. mykiss
Nomenclatura binomiale
Oncorhynchus mykiss


Habitat

A differenza della trota fario vive in acque anche meno ossigenate e più tiepide e in bacini chiusi, quali i laghetti per la pesca sportiva, dove è facilmente allevabile data la sua adattabilità. Da giovane si nutre di tutto, da adulta preferisce i piccoli pesci.


Caratteristiche
La sua lunghezza massima può arrivare oltre i 60 cm. La livrea è dorsalmente di colore grigio-blu, lateralmente più chiara, con scintillii vivaci e una larga banda laterale rosso-carminio che riflette tutti i colori dell’arcobaleno, da cui il nome di trota arcobaleno. Ventralmente è grigio-biancastra.

Riproduzione
Difficilmente si riproduce in natura, mentre è attivamente allevata in troticultura.

 

 

 

 




Trota Marmorata

Regno: Animalia
Phylum: Chordata
Classe: Actinopterygii
Ordine: Salmoniformes
Famiglia: Salmonidae
Genere: Salmo
Specie: S. trutta
Sottospecie: S. t. marmoratus
Nomenclatura trinomiale
Salmo trutta marmoratus


Habitat

Si tratta di una semispecie del gruppo della trota europea (Salmo trutta) insieme a Salmo trutta trutta (trota fario) e Salmo trutta macrostigma (trota macrostigma o sarda). La trota marmorata é caratteristica ed esclusiva dei bacini fluviali adriatici sud alpini. Il suo areale di diffusione é infatti limitato ai corsi d'acqua che sfociano nel mare Adriatico e drenano il versante meridionale delle Alpi. E’ una specie endemica che vive nel corso medio fiumi del Veneto, in particolare della zona a temolo e a barbo, sopratutto dove le rapide del fiume sono più violente.


Caratteristiche

Le caratteristiche più evidenti della trota marmorata riguardano la taglia e la livrea. Questo pesce può raggiungere dimensioni ragguardevoli, l'esemplare più grande mai catturato pesava poco meno di 25 Kg. La livrea della trota marmorata é caratterizzata da un'alternanza di macchie chiare e scure, irregolari e spesso fuse fra loro, che formano un disegno intricato definito "marmorizzatura", da cui deriva il nome comune dell'animale. Essa risulta comunque fortemente influenzata dall'ambiente in cui vive l'esemplare in considerazione e dal periodo dell'anno. Si osservano infatti esemplari con striature di un grigio chiarissimo quasi bianco come di un marrone scuro quasi nero. Ogni fiume pare conservare un ceppo con caratteristiche morfologiche e di livrea leggermente diverse, anche se non scientificamente significative.

 

 

Riproduzione
Si riproduce in novembre e dicembre. La trota marmorata risente della massiccia presenza della trota fario, che viene copiosamente immessa nei fiumi, poiché si realizzano fenomeni d’incrocio tra le due specie, originando, così, degli ibridi con caratteristiche intermedie che minacciano l’integrità genetica della trota marmorata.
Gli ibridi risultanti sono fertili. La livrea dell'ibrido ad una prima analisi risulta del tutto simile a quella della marmorata, salvo una più o meno marcata puntinatura rosso/arancio di piccole dimensioni, ed una separazione delle striature (marmoreggiature) simile ad una grossolana maculatura, sugli opercoli branchiali. Morfologicamente parlando il cranio si arrotonda, le dimensioni dell'occhio diminuiscono, così come le dimensioni delle pinne, e il corpo risulta nell'insieme meno affilato, tendendo ad assomigliare più alla fario.
L'ibridazione una volta avvenuta, può mitigarsi con incroci con altre marmorate, evento non raro per la condivisione delle zone di frega, in generazioni successive. Ciò da origine a esemplari con le caratteristiche di ibridazione molto poco marcate, difficilmente identificabili se non da occhio esperto.
La marmorata è allevata in cattività con successo solo da pochissimo tempo, con difficoltà ed in pochissimi centri, ciò ne causa un limitato interesse economico.
La maturità sessuale viene raggiunta al terzo anno dalle femmine ed al secondo - terzo anno da parte dei maschi. La riproduzione avviene nel tardo autunno. Nel torrente Pellice la riproduzione si completa nel mese di novembre (Alessio et al., 1990). Durante questo periodo i riproduttori effettuano micromigrazioni alla ricerca di zone con corrente medio - veloce (40 - 80 cm/s) e profondità compresa tra i 20 ed i 40 cm. con substrato ciottoloso (Forneris et al., 1996). Individuato il luogo idoneo la femmina inizia la preparazione del nido, scavando con colpi di coda una buca sul fondo del corso d'acqua. Ad avvenuta deposizione e fecondazione la buca viene ricoperta con ciottoli e ghiaia. L'incubazione delle uova fecondate, fino alla fuoriuscita dell'avannotto, ha una durata di 420 - 450 gradi giorno (Forneris, 1989). Il completo riassorbimento del sacco vitellino avviene in circa 15 giorni. I dati bibliografici disponibili sull'alimentazione riguardano le abitudini alimentari a partire dallo stadio di trotella (6 - 9 cm). Lo spettro trofico delle fasi giovanili è prevalentemente basato sulla predazione di larve di insetti, crostacei ed anellidi ed occasionalmente piccoli pesci. In esemplari allevati in cattività la tendenza all'ittiofagia si manifesta già alla taglia di 4 - 5 cm. Allo stadio adulto mostra spiccate tendenze ittiofaghe, sempre più accentuate con l'aumentare della taglia.

 

Attualmente la Trota Marmorata è oggetto di progetti di tutela.






Luccio (Esox lucius)

Regno: Animalia
Phylum: Chordata
Classe: Actinopterygii
Sottoclasse: Protacanthopterygii
Ordine: Esociformes
Famiglia: Esocidae
Genere: Esox
Specie: E. lucius
Nomenclatura binomiale
Esox lucius

Habitat
Il luccio è diffuso in acque planiziali stagnanti o a lento decorso, con fondo ciottoloso, sabbioso o fangoso e ricche di vegetazione acquatica. Ambienti frequentati sono pertanto fiumi di pianura, lanche, canali, laghi e stagni con acqua limpida o moderatamente torbide, purché con abbondante vegetazione sommersa. E' frequente nelle acque di risorgiva dove può formare popolazioni abbondanti e ben strutturate. Talora è rinvenibile nei tratti pedemontani dei corsi d'acqua alpini, spingendosi nelle zone ittiche "a trota marmorata e temolo".



Caratteristiche
Il luccio ha un corpo affusolato, cilindrico, compresso lateralmente; può raggiungere e superare anche il metro di lunghezza e i 10 Kg di peso, per cui è considerato il gigante delle nostre acque. E’ anche un pesce molto longevo, in quanto può vivere fino a 20 anni o più. Il muso è allungato e appiattito e termina con una forma a becco d’anatra. La bocca è ampia, la mascella prominente. Da buon predatore carnivoro ha una dentatura molto sviluppata che dimostra la sua versatilità nella caccia ai pesci. La colorazione del corpo gli permette di mimetizzarsi con l’ambiente. La pinna dorsale è molto arretrata e assieme alla pinna anale e alla coda consentono all’animale di sviluppare una notevole propulsione: dal nascondiglio, dove per ore rimane fermo in agguato, scatta repentinamente per attaccare le sue vittime e azzannarle con una forza tale che difficilmente qualcuna riesce a liberarsi. Da giovane vive nelle zone calme ed erbose in prossimità di piccole foci, di canaletti e si nutre di vermi, larve, insetti e piccoli pesci. Da adulto divora per lo più pesci malati o deboli, per cui è considerato importante nella selezione naturale per il fatto che consente la sopravvivenza solo ai più resistenti e forti. Con la sua tecnica di caccia niente di quanto azzanna con l’enorme bocca si salva dalla sua predazione. Oltre a pesci può raramente divorare anche topi, salamandre, bisce e qualche uccello acquatico. Da tipico pesce solitario a volte non risparmia nemmeno i suoi consimili. Tuttavia può superare anche lunghi digiuni. E, se già sazio o in fase di digestione, può rimanere immobile con il corpo inclinato lasciandosi sfiorare da branchi di pesci; questi si allontanano immediatamente quando invece il luccio assume la posizione orizzontale e ravviva lo sguardo.

Riproduzione
La riproduzione avviene nel periodo tardo invernale e primaverile; i riproduttori compiono spostamenti portandosi dalle zone più profonde dei corsi d'acqua principali e dei laghi verso corsi d'acqua secondari, prediligendo risorgive o piccoli canali poco profondi, ricchi di vegetazione acquatica. La migrazione preriproduttiva avviene tra dicembre e febbraio ed interessa tratti modesti dei corsi d'acqua (Gandolfi et al., 1991). Il numero di uova deposte varia da circa 10.000 ad oltre 100.000, a seconda della taglia dell'animale. Le uova, di dimensioni comprese tra i 2,5 ed i 3 mm, sono adesive e vengono deposte dalla femmina sulla vegetazione di fondo. Il periodo di incubazione è di 120 gradi giorno (Forneris, 1989). La specie non applica cure parentali. L'alimentazione è carnivora ed è costituita principalmente da pesci e, per quanto riguarda gli esemplari giovani, anche di macroinvertebrati bentonici (Gandolfi et al., 1991). La dieta può essere integrata, negli adulti, da crostacei e da prede voluminose quali piccoli uccelli e micromammiferi.
 


Distribuzione
Esox lucius è una specie ad ampia distribuzione europea, asiatica e nord americana. In Europa è diffusa originariamente su tutto il continente, ad eccezione della Norvegia, della Spagna, della parte occidentale della penisola balcanica e dell'Italia peninsulare ed insulare. In Italia la specie è originariamente presente nell'Italia settentrionale e centrale, fino al Lazio ed all'Abruzzo. Tuttavia è stata introdotta anche in bacini e corsi d'acqua peninsulari ed insulari ai fini della pesca (Tortonese, 1975; Alessio e Gandolfi, 1983, Gandolfi et al., 1991). Il luccio risulta in declino in tutto il suo originario areale di distribuzione, a causa delle modificazioni degli ambienti ed in particolare di quelli in cui avviene la riproduzione. Le popolazioni di luccio presenti in Italia sono in fase di contrazione progressiva e costante, come dimostra la diminuzione della quantità del pescato in alcuni laghi. Indubbiamente parte della responsabilità del declino di questa specie deve essere attribuita all'eccessivo sforzo di pesca, ma sembrano essere soprattutto la riduzione delle aree litoranee a canneto o con vegetazione acquatica ed in parte l'aumento del grado di trofia dei laghi i maggiori responsabili della diminuzione della specie. Nei corsi d'acqua la minaccia principale è costituita dalla scomparsa delle zone di lanca e di risorgiva laterali, idonee per la riproduzione e lo svezzamento delle fasi giovanili, dalla cementificazione e dalla banalizzazione degli habitat, dall'uso di pesticidi e fertilizzanti chimici, dagli inquinamenti organici, dalla pesca dilettantistica e dall'immissione di specie ittiche concorrenti quali il black bass, il lucioperca ed il siluro europeo. In provincia di Torino la distribuzione del luccio risulta, come altrove, condizionata da quanto sopra esposto. La specie risulta ovunque poco abbondante ed in decremento in tutte le aree elettive; le popolazioni sono poco strutturate. Attualmente è presente in tutta l'asta del Po, nei tratti terminali dei suoi affluenti ed in alcune rogge e canali in comunicazione con essi.




Pesce persico (Perca fluviatilis)

Regno: Animalia
Phylum: Chordata
Classe: Actinopterygii
Sottoclasse: Protacanthopterygii
Ordine: Perciformes
Famiglia: Percidae
Genere: Perca
Specie: P. fluviatilis
Nomenclatura binomiale
Perca fluviatilis


Habitat

Il persico è un predatore carnivoro, molto vorace che vive in branchi consistenti, sopratutto negli stadi giovanili, nei laghi prealpini, in acque lente con fondo sabbioso o nelle correnti in prossimità di piante acquatiche. In inverno si nasconde invece nelle profondità delle acque.


Caratteristiche

E’ un pesce lungo fino a 45-50 cm. La livrea è di color verde-oliva sul dorso, giallo-dorato sui fianchi con striature nere e biancastro sul ventre. I colori variano comunque a seconda dell’ambiente. Sul dorso ha due pinne, la prima più sviluppata, con raggi spiniformi e una macchia nera sugli ultimi raggi, la seconda con raggi molli. Le pinne ventrali, l’anale e la caudale sono rossastre. La bocca è ampia e gli opercoli terminano con delle spine.

Riproduzione




Cavedano (Leuciscus cephalus cabeda)

Regno: Animalia
Phylum: Chordata
Classe: Osteichthyes
Ordine: Cypriniformes
Famiglia: Cyprinidae
Genere: Leuciscus
Specie: L. cephalus
Nomenclatura binomiale
Leuciscus cephalus


Habitat

È’ un pesce comune in quasi tutte le acque di pianura e di collina, dei fiumi, dei torrenti e dei laghi dove vive in branchi numerosi, nutrendosi di invertebrati e di piccoli pesciolini. Lo si può trovare in acque poco ossigenate o torbide e inquinate, dove si nutre di tutto, tanto da essere soprannominato lo spazzino delle acque. E’ astuto, combattivo, irrequieto, sospettoso e nuotatore veloce, sempre in movimento quasi tutto l’anno. Riduce la propria attività solo nei mesi invernali.


Caratteristiche
Il corpo del cavedano raggiunge la lunghezza di 50-60 cm. E’ slanciato e robusto. Le scaglie sono molto grosse; dorsalmente la colorazione varia dal grigio-verde al grigio-scuro, lateralmente è bianco-argentea, mentre ventralmente è bianca. Le pinne ventrali e l’anale sono grigie con sfumature aranciate. Ha una bocca discretamente ampia.

Riproduzione
Si riproduce da maggio a luglio. Durante il periodo della frega i maschi, che maturano a due anni, presentano la livrea nuziale con le caratteristiche perle poste anteriormente sul capo. Le femmine iniziano a riprodursi verso il terzo, quarto anno di età, per cui nel periodo riproduttivo, si possono vedere femmine più grandi circondate da maschi assai piccoli. Sul finire della primavera la femmina depone sulla ghiaia, sui sassi delle rive e sulla vegetazione acquatica centinaia di migliaia di uova piccolissime. Dopo quindici giorni dalla fecondazione, le uova si schiudono e si formano gli avannotti che hanno una crescita piuttosto rapida.




Salmerino di fontana (Salvelinus fontinalis)


Regno: Animalia
Phylum: Chordata
Classe: Actinopterygii
Ordine: Salmoniformes
Famiglia: Salmonidae
Genere: Salvelinus
Specie: S. fontinalis
 
 


Habitat

E’ considerato il " Re delle acque gelide" in quanto vive in ambienti freddi. Lo troviamo in branchi nelle acque pure, fresche e ben ossigenate dei laghi alpini e prealpini. Si nutre di vermi, di molluschi e di insetti. Quando raggiunge certe taglie ha una dieta ittiofaga.


Caratteristiche
E’ simile alla trota, ma più piccolo e con scaglie ovali allungate. E’ facilmente confondibile con il salmerino di fontana che vive spesso seminato nei torrenti alpini dai pescatori sportivi. Il margine anteriore delle pinne ventrali ha un’olatura bianca. La livrea varia a seconda dell’età, del sesso e della stagione. In genere ha un dorso grigio-verde e il ventre bianco-rosato. Spesso presenta macchie biancastre o giallastre sui fianchi. Nel periodo della "frega", i maschi si caricano di un colore aranciato con macchie nerastre, mentra la femmina ha, in genere, colori più tenui.

Riproduzione
Il salmerino alpino si riproduce nei mesi di novembre, dicembre fino a gennaio. Le femmine allora si portano in acque meno profonde e depongono migliaia di uova che vengono subito fecondate.




Temolo (Thymallus thymallus)

Regno: Animalia
Phylum: Chordata
Classe: Actinopterygii
Ordine: Salmoniformes
Famiglia: Salmonidae
Sottofamiglia: Thymallinae
Genere: Thymallus
Specie: T. thymallus
Nomenclatura binomiale
Thymallus thymallus


Habitat

Il temolo è un pesce agile e flessibile. Vive libero nella corrente o nascosto fra la vegetazione in prossimità del fondo sabbioso o in branchi assieme ai barbi, savette, cavedani, trote. Frequenta i corsi d’acqua di media altitudine e non lo troviamo mai nei laghi. Il suo habitat è costituito dalle acque veloci e ossigenate. Quando nuota nelle acque a caccia di prede, talvolta ne fuoriesce per catturare insetti volanti, effimere, larve di zanzara o altro.
L'habitat caratteristico del temolo è costituito dai corsi d'acqua alpini di maggior portata, dove colonizza i tratti montani inferiori e di fondovalle, occupando preferenzialmente i tratti a corrente medio - veloce con substrato ciottoloso e ghiaioso. Non a caso questi tratti dei corsi d'acqua vengono indicati da alcuni Autori come "zone a trota marmorata e/o temolo" e costituiscono molto spesso ampie porzioni delle aste principali dei maggiori bacini alpini. Thymallus thymallus è rinvenibile anche in alcune risorgive di pianura e in canali artificiali in diretta comunicazione con i corsi d'acqua con habitats adatti per la specie.


Caratteristiche
Il temolo ha una lunghezza massima che può raggiungere i 60 cm. La sua livrea ha una colorazione veramente splendente. La colorazione del dorso è grigio-verde e grigio-cenere, bianco-grigio sui fianchi con riflessi argentei e sfumature rossastre e verde-azzurre; sul capo ha delle macchie irregolari; ventralmente ha una colorazione biancastra. Le pinne hanno riflessi purpurei.

Riproduzione
La riproduzione avviene durante il periodo primaverile, nei mesi di marzo, aprile e maggio. I riproduttori si portano in acque poco profonde e veloci, dove la femmina allestisce un nido rudimentale scavando con colpi di coda piccole nicchie sul substrato ciottoloso o ghiaioso del corso d'acqua, dove vengono deposte le uova, di diametro variabile trai 2 ed i 3 mm ed in numero pari a 6.000 - 7.000 per Kg di peso (Forneris, 1989). Dopo la fecondazione le uova vengono ricoperte con ghiaia e piccoli ciottoli. Lo sviluppo del temolo è stato seguito in condizioni sperimentali da Penaz (1975) a temperatura costante e da Kokurewicz et al. (1980), a temperature variabili tra i 3 ed i 23 °C. Secondo questi Autori il range ottimale per lo sviluppo embrionale è compreso tra i 7 ed i 13 °C e corrisponde all'aumento graduale che avviene in condizioni naturali dalla fecondazione alla schiusa dell'uovo. In condizioni sperimentali lo sviluppo completo è avvenuto in 37 giorni a 3,3 °C e 7 giorni a 16,7 °C, a temperatura costante, corrispondenti mediamente a 172 gradi giorno. Questo valore è molto simile a quello di 180 - 200 gradi giorno riportato da Gandolfi et al. (1991). Sommani (1954) riporta alcuni studi sull'alimentazione delle fasi larvali e giovanili del temolo condotti in condizioni sperimentali, sia in cattività, sia in ambiente naturale, durante le quali le larve hanno mostrato di nutrirsi esclusivamente di alimento vivo, plancton e microfauna bentonica. L'alimentazione degli adulti è costituita da larve acquatiche e dalle fasi adulte di insetti, da crostacei e gasteropodi. Gli esemplari di taglia maggiore possono manifestare tendenze ittiofaghe

Distribuzione
Il genere Thymallus è ad ampia distribuzione olartica, ed è diffuso in molti corsi d'acqua ed ambienti lacustri europei. In Italia risulta indigeno nella pianura padana (Tortonese, 1970), in particolare negli affluenti di sinistra del fiume Po, in quelli di destra fino al bacino del Tanaro e nei diretti tributari dell'alto Adriatico. Il suo areale di distribuzione originario coincide sostanzialmente con quello di Salmo [trutta] marmoratus. In Piemonte il temolo è presente con popolazioni talora abbondanti negli affluenti di sinistra del Po con maggiore portata, nel Maira, nel Varaita e nel bacino del Tanaro (Regione Piemonte, 1991) e mantiene popolazioni stabili nei tributari di sinistra del Po lombardi e nei maggiori corsi d'acqua del Triveneto (Marconato et al., 1986) ed in alcuni ambienti di risorgiva. In passato si è tentato di introdurre il temolo in alcuni corsi d'acqua dell'Appennino ligure ed emiliano ed in Italia centrale, con risultati differenti. Nel bacino del fiume Vara (La Spezia) la specie non sembra aver attecchito (Bonini et al., 1990) nonostante ripetute immissioni di stadi giovanili ed adulti, mentre risultati positivi si sono avuti nel bacino del Trebbia, ed in particolare sull'Aveto, dove attualmente è presente una popolazione di temoli ben strutturata ed automantenentesi (Borroni, 1995; Marconato, rif. pers.). In provincia di Torino il temolo è abbondante nel fiume Po a monte di Torino, nella Dora Baltea e nei torrenti Orco e Stura di Lanzo. Popolazioni più ridotte sono presenti nel bacino del Pellice..




Micropterus salmoides

Regno: Animalia
Phylum: Chordata
Classe: Actinopterygii
Sottoclasse: Protacanthopterygii
Ordine: Perciformes
Famiglia: Centrarchidae
Genere: Micropterus
Specie: M. salmoides
Nomenclatura binomiale
Micropterus salmoides


Storia
Il Persico-trota è stato importato in Italia dalla piscicoltura Borghi nei laghi di Monate (1898) e di Varano (1900). Prime diffusioni: Lago Maggiore, di Varese, di Pusiano e altri. Successivamente si è esteso in molti altri laghi fino ad oggi, praticamente ovunque.



Habitat
Diffuso in diverse zone d'Italia, è un pesce originario del nord America (dove è conosciuto con il nome di Black Bass o Large mouth bass) ed è stato introdotto in Europa alla fine dell'800 e in Italia verso la metà del XIX secolo. Predilige come habitat le zone ricche di ostacoli nascosti, come canneti o parti del corso d'acqua riparati da insenature oppure da flora sia subacquea che terrestre, ovvero zone che gli consentono di sfruttare al meglio le proprie caratteristiche di predatore.


Caratteristiche

Vorace predatore dispone di una bocca molto grossa con una mascella inferiore prominente e rivolta verso l'alto. Il corpo è schiacciato, ovale, di colorazione verde-olivastra. Nel paese d'origine sono stati trovati esemplari anche di 10 Kg.

Riproduzione
Non è infrequente, durante la stagione estiva, trovarlo in gruppi di numerosi individui vicino alle sponde ed in prossimità della superficie, in attesa di prede. Il periodo della riproduzione è tra marzo e luglio. I maschi costruiscono un nido pulendo il fondo e formando una depressione. Eseguono quindi una "danza" nuziale per attirare le femmine che poco dopo la deposizione abbandonano il nido lasciando al maschio l'onere delle cure parentelari, in questo periodo il maschio difende strenuamente il nido allontanando tutti gli intrusi anche di taglia notevole. Purtroppo questo comportamento lo espone alla pesca di frodo per la relativa facilità di cattura. Alimentazione Si nutre di piccoli pesci, anfibi, invertebrati, a volte anche di volatili di piccole dimensioni.




Sander lucioperca

Regno: Animalia
Phylum: Chordata
Classe: Osteichthyes
Ordine: Perciformes
Famiglia: Percidae
Genere: Sander
Specie: S. lucioperca
Nomenclatura binomiale
Sander lucioperca


Habitat

conosciuto comunemente come Lucioperca o Sandra è un pesce d'acqua dolce e salmastra della famiglia Percidae Habitat Originario dell'Europa centro settentrionale e di quella orientale (Svezia, Finlandia, Germania, Polonia ed ex URSS) nonché dell'Asia occidentale, è stato introdotto in molti paesi europei agli inizi del XIX secolo, con notevoli conseguenze ambientali. In Italia fu introdotto tra il 1902 e il 1908 nei laghi di Comabbio e Pusiano ed in seguito in tutto il nord Italia, oggi è diffuso ovunque con lucioperche che raggiungono e superano anche i 10 kg di peso. Vive nei tratti inferiori dei fiumi e nei laghi a grandi e medie dimensioni, con acque ben ossigenate.



Caratteristiche
Ha corpo snello ed affusolato,la pinna dorsale anteriore ha 13-15 raggi spinosi.La bocca è provvista di piccoli denti e qualcuno più grande sparso.Il maschio presenta una concavità nel dorso,fra la testa e la pinna dorsale anteriore;nella femmina questi punto invece è convesso. La livrea presenta una colorazione bruno verdastra su testa, dorso e fianchi, più chiara sulò ventre. Alcune strisce verticali nere scendono dal dorso fino ai fianchi. Le pinne sono verdastre chiazzate di nero. I soggetti più longevi raggiungono l'età di 20 anni, 130 cm di lunghezza per un peso di 12 kg. Come nel persico si conoscono casi di popolazioni nane,dovute alla scarsità di cibo e alla grandezza dello specchio d'acqua.

Comportamento

Questa specie ha tendenze prevalentemente notturne. Quando si tratta di piccole dimensioni vive in piccoli branchi, mentre quando diventa adulto diventa solitario.
Alimentazione
Il lucioperca ha esigenze alimentari molto specifiche ed è quindi poco diffuso.Le sue prede sono alborelle, scardole, persici sole e Cobiti. L'alimentazione è ridotta durante l'inverno.

Riproduzione
La deposizione avviene a circa 12°C tra aprile e giugno su fondali sassosi o coperti da radici di piante.

 

MINIMAMENTE

Sassifraghe ombrose le nostre anime, avvolte in un involucro alimentare

 

 

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18 Giugno 2016
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