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Lucci e ombre

ho voglia di fumare, ho finito le mani,

GuidoZ

Lucci e ombre

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Le nuvole composte da tante morbide curve, sfumate di rosa verso il cielo, mi davano l’impressione di essere lontanissimo, più di quanto già lo fossi. E lo ero, con i chilometri e con la mente! Nella lanca del fiume l’acqua pareva immobile, solo una foglia che veleggiava lenta ricordava a tutti i miei pensieri che stavo ammirando un fiume.
Pensi di scegliere l’artificiale adatto quando arrivi e guardi l’ambiente, in realtà sono giorni che hai quello giusto in mente.
L’unica cosa che decidi veramente in quel momento è dove dovrà tuffarsi ed in quale preciso momento il tuo minnows.
Un ombra ad intervalli irregolari, rapida, distoglie l’attenzione, un aereo oltre le nuvole spezza l’incantesimo o lo rende ancora più magico. Sembra di essere all’interno di una buona pellicola, solo cinema, luci e ombre colme di emozioni. In quello stesso istante il sole si copre, nuvole, un ombra fluida nell’acqua, un brivido lungo la schiena. L’adrenalina spenge il romanticismo.
L’ancestrale cacciatore torna in vita con tutta la sua prepotenza, Perfino i sensi sembrano acuirsi. Probabilmente è questo sentirsi vivi. Da quella posizione, seduto sui talloni, ginocchia piegate, lancio un sinking senza paletta che vola preciso al limitare di alcune piante affioranti. Piccolissimo strattone appena tocca l’acqua, lenta discesa di qualche secondo, bottarelle alla canna per farlo jerkare un po’. Come se l’artificiale cominciasse lentamente ad aumentare di peso la canna comincia a piegarsi, si piega sempre di più, costantemente, senza sussulti. Il filo comincia a tagiare l’acqua verso altre direzioni. Ferro e lo sento, è pesante, non combatte, tira solo verso il fondo e le piante. Cambia direzione e la colonna sonora diventa lo stridio della frizione, due, tre sussulti, punta verso un ramo, probabilmente ha capito che c’è qualcosa che non va, si dimena, non devo perderlo adesso, alzo la canna, sembra che stia venendo, solo qualche secondo e ricambia direzione, prende filo, punta al largo, fuori dalla lanca, ricambia direzione, viene veloce verso di me, il filo si sta per allentare, recupero in fretta, incredibile è praticamente sotto la mia sponda, ha puntato dritto una roccia e ci si è scagliato contro, non sa che la cosa che ha in bocca è già morta di suo. Temo per il mio filo, ma ora sembra esausto, viene. Lo vedo, L’inconfondibile sagoma affusolata, il predone dell’acqua dolce, sarà lungo un metro e mezzo, ho voglia di fumare, ho finito le mani, sembra però che anche lui mi abbia visto, compie una mezza capriola sul filo dell’acqua, riparte, non si arrende. Mi era sembrato incredulo più che stanco, però stavolta è in mio potere. Ce l’ho sotto, allungo la pinza e lo tiro a riva. Non è gigantesco, ma è un fiero avversario, non compie acrobazie come un black, secondo me non crede che qualcuno possa batterlo, specialmente un pescetto di dieci centimetri. Faccio fatica a fargli la foto, sono emozionato. Quando lo rilascio esita un attimo ma poi mi saluta con un colpo di coda. E’ di nuovo un ombra tra le luci del giorno e le nuvole che spezzano le proiezioni del nostro essere in una lanca di un fiume fatato ci ricordano che la vita non è un film. Forse è questo sentirsi vivi.
 
Dedicato a tutti i pescatori a spinning.

MINIMAMENTE

Sassifraghe ombrose le nostre anime, avvolte in un involucro alimentare

 

 

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18 Giugno 2016
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