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Una canna e 7 artificiali

con un po’ di fantasia e solo sette note può apparire l’universo

Una canna e 7 artificiali

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Dopodiché qualcuno mi odierà, esclusi quelli che già lo fanno, qualcuno mi consiglierà uno psicologo, i più maligni uno psichiatra. Insomma tutto è cominciato leggendo qua e la riviste specializzate del settore e siti gestiti da veri e propri guru della pesca. Come in ogni campo hanno già la verità in tasca, così ho pensato:
se chiedessimo a chiunque quante sono le note musicali? Esclusi i musicisti, che nel paragone dovremmo essere noi pescatori, tutti ci risponderebbero senza colpo ferire che le note sono 7 (do-re-mi-fa-sol-la-si). Qui cominciano i “guai”. Se così fosse le canzoni sarebbero veramente poche. Infatti le note potrebbero essere in realtà 8 con la pausa, il silenzio così bello che dovrebbe essere una nostra prerogativa, perlomeno a pesca. Andando a spulciare poi si scopre che esistono le note alterate, avete mai sentito parlare di diesis e bemolle? Ecco che per magia le note diventano 12, mantenendo lo stesso nome, anzi 13 con la pausa. Leggendo un minimo di teoria appare la magia: leggendo le note in sequenza si ottengono le scale e se la sequenza non è lineare si ottengono altre scale e se saltiamo una nota si e una no, per esempio 1ª - 3 ª - 5ª otteniamo gli accordi, se suoniamo gli accordi come abbiamo letto le scale tutto cresce sempre di più. Se mischiamo 1ª - 3 ª - 5ª con 7ª - 8 ª raggiungiamo numeri di combinazioni veramente incredibili. Poi abbiamo ancora 2ª - 4 ª - 6ª da mischiare, poi tutto quello che direi da qui in poi sarebbe davvero riservato a pochi. Cioè andiamo a sconfinare in una vera e propria scienza chiamata armonia tonale. Insomma ecco perché le canzoni sono così belle e varie, con un po’ di fantasia e solo sette note può apparire l’universo. Con una canna e una manciata di artificiali quante cose si possono scrivere su quello spettacolare spartito che è l’acqua? Possiamo schematizzare, inaridirci su teorie tutte nostre, fare i professori, vantarci della nostra esperienza ma sempre piccoli rimaniamo al cospetto delle emozioni. Si perché credo che pescare sia come suonare, ascoltare, emozionarsi. Il pescatore suona lo strumento della natura, i pesci sono i nostri orchestrali, e certe volte dovremmo proprio fermarci ad ascoltare quello che questa incommensurabile passione ci lascia nell’anima.  Con una canna e una manciata di artificiali quante cose si possono scrivere su questo spettacolare spartito della natura…

MINIMAMENTE

Sassifraghe ombrose le nostre anime, avvolte in un involucro alimentare

 

 

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18 Giugno 2016
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