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Per la stessa ragione del viaggio... Viaggiare

Io dico che quel tizio un torrente non l’ha mai visto

Per la stessa ragione del viaggio... Viaggiare

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“… per la stessa ragione del viaggio, viaggiare”. Mi ero svegliato con Korakanè in testa. La pioggia batteva, lenta ma costante, sul vetro della macchina. Attraversavo la città addormentata, solo più tardi mi resi conto che la radio era spenta. I miei pensieri ammucchiati tardavano a dipanarsi. Sapevo soltanto che finalmente andavo a pescare. Le luci al neon riflettevano colorate sull’asfalto, rendendolo perfino bello, lucido di lacrime del cielo. Immaginavo la striscia nera e sinuosa scorrere e io fermo. Un sorriso mi strappò dai vaneggiamenti. Soltanto la nostra passione può farci svegliare così presto. Queste gocce di pioggia sono baci per me che sei il mio cielo, chissà quando lo scrissi. Primeggiano a rotazione tanti pensieri quando ti svegli presto. Ma su tutti prevaleva l’immagine della canna piegata sotto la potenza di una bella trota. Così, senza neanche accorgermene avevo preso il biglietto dell’autostrada. La striscia d’asfalto non era più tanto sinuosa, anzi. L’alba, tarda, mi sorprese a sognare. Si esce dal casello e non c’è più spazio per niente e nessuno. Le delusioni e le gioie comuni sono rimaste li… al casello. Comincia la metamorfosi, tutt’altro che Kafkiana, anzi, forse è la spiegazione del racconto, l’inverso. Stiamo per trasformarci in uomini, guidati dagli istinti.

“ e la vita nel mio petto batte piano, respiro la nebbia, penso a te…” puff, l’immagine di una bella fario. Non si è tanto romantici quando si va a pescare. Però per scrivere una così bella canzone (impressioni di settembre) bisogna averle provate quelle emozioni. In compenso non stavo più canticchiando Korakanè. Ora i pensieri erano sempre meno numerosi e soprattutto univoci. Un breve riassunto mentale delle cose che mi sarebbero servite e se le avevo prese tutte. Il fidato mulinello con sopra il multifibre 0,10, la canna inseparabile, che poi alla fine usi sempre la stessa, i moschettoni sono nel gilè insieme alle pinze e all’accendino di scorta. Piccolo sorriso. I waders, i calzini di ricambio. Sosta ad un bar per il caffé.

Ha smesso di piovere, l’aria è pulita così lontano dalla nostra città. Sono arrivato sulla Valnerina, sento il fiume scorrere anche dalla strada. Una volta lessi un articolo su di un torrente, il narratore parlava di “dolce rumore dell’acqua”. Io dico che quel tizio un torrente non l’ha mai visto. Non raccontava di un torrente largo dieci metri con venti centimetri d’acqua, ma di uno bello con le cascate. Bhé l’acqua è un fragore che occupa ogni spazio udibile, è un emozione che spaventa, è la forza della natura che scaglia la propria vita contro le rocce e contro l’acqua stessa. Anche da lontano si sente e soprattutto si riconosce. Quando ci sei dentro fino alle cosce, vedi i sassi sul fondo che rotolano, ti arrivano gli schizzi sul volto, allora impari a conoscerla e a rispettarla. Pensi alla muscolatura delle trote che l’affrontano. Questo è un torrente con le cascate. L’avevo detto che non si è tanto romantici quando si va a pesca.

MINIMAMENTE

Sassifraghe ombrose le nostre anime, avvolte in un involucro alimentare

 

 

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18 Giugno 2016
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