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NO alla pena di morte

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Purtroppo molto spesso vengono presi ad esempio “moti populisti” e provinciali per portare avanti battaglie che niente hanno a che vedere con il problema posto. Si fa leva sulla psicologia più spicciola per nascondere atteggiamenti che ci porterebbero a modelli sociali incondivisibili, ma ai quali evidentemente qualcuno tiene. Sto parlando della pena di morte. L’esempio più classico di domanda, che avrei sperato di sentire solo in un bar di infima categoria, è il seguente: “ se succedesse a te, se violentassero una persona a te cara?”.  Purtroppo me la sono sentita porre anche da menti che ritenevo pensanti.

Se succedesse a me vorrei la vendetta immediata, mi strazierei dal dolore, cercherei il colpevole fino a trovarlo ed ucciderlo con le mie stesse mani. Ma la mia sarebbe una REAZIONE PERSONALE, da singolo individuo che si sente colpito e che potrebbe trasformarsi al pari da vittima a carnefice. E’ questo il punto, una società non può reagire come un singolo. Bisogna distinguere tra la REAZIONE PERSONALE e la REAZIONE SOCIALE. A parte il fatto che la società dovrebbe adoperarsi per evitare che nascano individui socialmente pericolosi, attraverso l’educazione e la cultura. Capire perché esistono certi reati, combattere le cause non gli effetti.

La società, l’insieme di individui, non può reagire come se fosse un singolo. In ultimo, ma non per importanza, nessuno può arrogarsi il diritto di dare la vita o la morte. La pena di morte rappresenta l’imbarbarimento sociale, la vittoria dell’egoismo. La sconfitta della collettività sul peggiore dei mali che conosciamo: la vendetta.

MINIMAMENTE

Sassifraghe ombrose le nostre anime, avvolte in un involucro alimentare

 

 

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